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Togliere la patria potestà, una violenta provocazione

Scritto da CYBERMED NEWS
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Vaccinazioni

La guerra sui vaccini ha vissuto momenti diversi. E si è combattuta con armi diverse: scientifiche, sanitarie, culturali, economiche, sociali, politiche. Quest'ultime prendono il sopravvento quando il Partito democratico e Renzi (post del 17 agosto) capiscono che sul tema il Movimento Cinque Stelle è facilmente criticabile e aggredibile. Così i vaccini, da farmaco per una giusta profilassi, diventano un’arma, potente e convincente, da usare contro i “nemici della salute” degli italiani, appunto i grillini.


Dai senatori ai deputati agli amministratori locali del Pd, da aprile in poi non passa giorno senza una dichiarazione polemica, di attacco, di messa all’indice dei grillini. Fin qui, niente di sorprendente. Ma c'è qualcosa in più nell'azione del partito di maggioranza. Si concretizza quando il Pd decide di coinvolgere tutte le maggiori società scientifiche (SITI, SIP, FIMMG, FIMP, SISMLA) e l’Istituto Superiore di Sanità per capire quali vaccini rendere obbligatori per inserirli in un nuova legge ad hoc.

Apparentemente non c'è nulla di disdicevole nel consultare la scienza. Ma questo passaggio è la chiave di volta che apre un nuovo scenario nel dibattito in corso nel Paese: i vaccini da tema prevalentemente scientifico si trasformano in un argomento quasi esclusivamente politico-sanitario. Perché quelle società scientifiche e l’Iss, sono le stesse strutture che hanno elaborato e sostenuto, appena tre mesi prima, il Piano Nazionale Vaccinale - approvato dal ministero della Salute e dalla Conferenza Stato/Regioni - nel quale non si fa cenno all'estensione dell’obbligo. E infatti al punto 4 degli ”obiettivi” del Piano si parla in modo inequivocabile di “adesione consapevole“ (post del 22 agosto). E così avviene un fatto inedito nella storia sanitaria del Paese: le società scientifiche si adeguano alle richieste che provengono da una parte politica. Ma nello stesso tempo, accettando la proposta di un obbligo generalizzato, smentiscono se stesse.

Ricordare quanto è accaduto non serve soltanto per rinfrescare la memoria a quelli che talvolta cadono dal pero, ma anche alla maggior parte degli italiani, che non sa neppure lontanamente come sono state prese alcune decisioni sui vaccini. E che forse neanche ne vuole sapere, perché non sono pochi i cittadini che ritengono inutile polemizzare sui vaccini: per milioni di italani si fanno e basta, non c'è discussione che tenga. Ma in democrazia esiste anche la minoranza che ha diritto di esprimersi e vuole sapere perché si prende una strada completamente diversa rispetto a quella indicata poco tempo prima dal Piano Vaccinale. Una domanda semplice, eppure rimasta senza risposta. D’altra parte per chi si ritiene depositario della Scienza può essere imbarazzante schierarsi per una tesi e, a distanza di pochissimo tempo, sostenere il contrario. Perché tra obbligo e adesione vaccinale c’è un fossato difficilmente colmabile: la raccomandazione punta sul coinvolgimento e sulla partecipazione del cittadino; l’obbligo non ammette deroga e può essere vissuto come una punizione. In ogni caso se la coerenza scientifica difetta, come si possono poi mettere all’indice dei genitori perplessi?

Comunque vengono messi alle strette i Cinque Stelle. Soprattutto agli occhi di una opinione pubblica appunto largamente a favore delle vaccinazioni. Il Movimento sente di trovarsi in un angolo. Dal quale però vogliono uscire, perché è in ballo la loro credibilità, perché sono state dette troppe parole fuor di senno, e troppi sono i comportamenti ambigui. Che disorientano, imbarazzano, indeboliscono. È in questo contesto che esce fuori dal cilindro il nome del professor Guido Silvestri, direttore della divisione di Microbiologia e Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center della Emory University di Atlanta.

Dal punto di vista della collocazione si può dire che Silvestri sta ai Cinque Stelle come Roberto Burioni sta al Pd (che lo porta in un palmo di mano pensando anche ad una candidatura per le elezioni del 2018). Ma se quest’ultimo è più conosciuto perché è sempre in tv (grazie alle pigre prestazioni di giornalisti che offrono il microfono all’intervistato evitando ogni contraddittorio, senza fare mai una domanda critica), Silvestri invece è un professore di fama internazionale che si occupa di vaccini da 20 anni. Perciò quando decide di dare una mano ai grillini per elaborare una proposta legislativa, spiazza un po' tutti.

"Ho iniziato questo lavoro con una certa cautela derivata dalle “leggende” correnti secondo le quali il M5S sarebbe contro i vaccini, se non addirittura contro la scienza in generale...In realtà” dichiara il professore, "ho trovato due colleghi informati ed intelligenti che approcciano il problema da un punto di vista strettamente medico e scientifico, senza complottismi o pseudo-scientismi di alcun genere, e con l’unico scopo di sviluppare ed implementare (qualora fossero al governo) politiche delle vaccinazioni che assicurino il più alto livello di copertura nella popolazione generale. Ritengo" aggiunge l'esperto, "che sia normale ed anche salutare, che in ogni questione contenente aspetti “politici” ci siano punti di disaccordo tra diversi partiti, movimenti e gruppi di pensiero. Quello che però non è giusto, è travisare in modo così grossolano le posizioni. E’ possibile che ci siano state, in passato, affermazioni di alcuni esponenti del M5S sul tema dei vaccini che hanno creato confusione. Ma oggi, nel 2017, e per quello che sto vedendo, sostenere che il M5S è “contro i vaccini” è una sciocchezza”.

Sono parole esplicite. Che tuttavia non mettono fine alle polemiche. “Se si sono ravveduti sui vaccini, ben venga, anche se sostenere di non essere mai stati contrari significa negare la realtà dei fatti. Anzi, dei post e dei tweet che in questi mesi, purtroppo, abbiamo letto", affermano le senatrici del Pd Camilla Fabbri, Rosaria Capacchione, Valeria Cardinali, Silvana Amati, Monica Cirrinà , Donella Mattesini. La linea è costringere i grillini sulla difensiva. "Basta con le menzogne, basta con questa squallida campagna denigratoria portata avanti da Matteo Renzi che, pur di attaccare il M5S, è disposto a strumentalizzare un tema serio e delicato come i vaccini e la salute degli italiani. Di questo e delle sue menzogne Renzi se ne assumerà le responsabilità davanti al Paese. Noi lo diciamo chiaramente e una volta per tutte: il M5S non ha mai fatto campagne contro i vaccini e non c’è nessuna piattaforma no vax, come oggi scrive il NYT”, replicano i deputati M5S in commissione Affari Sociali e i senatori in commissione Igiene e Sanità.

“La nostra posizione" continuano, "è chiara da sempre: per noi i vaccini sono essenziali e riteniamo che sia dovere e responsabilità di medici, pediatri e istituzioni fare in modo che ci sia il più alto numero possibile di vaccinazioni. Ripescare dal passato vecchie dichiarazioni di singoli - proseguono - oppure vecchi video  in cui Beppe Grillo parlava provocatoriamente di vaccini all’interno di uno spettacolo comico, e utilizzare strumentalmente le sue frasi dopo 15 anni, è un’operazione vergognosa. E’ lo stesso sistema usato quando Grillo parlò delle mammografie e anche allora il senso delle sue frasi venne stravolto, nonostante lui stesso il giorno dopo chiarì di non essere né contro le mammografie né contro la prevenzione, ma di voler solo denunciarne l’abuso. Ancora più triste e vergognoso - concludono - è che questa operazione sia  portata avanti da un Presidente del Consiglio che ha tagliato 4,3 miliardi di euro alla sanità pubblica”.

Botte da orbi, naturalmente verbali, si susseguono ogni giorno a colpi di comunicati e dichiarazioni. Al Pd si imputa una campagna medioevale senza scrupoli, di gazzarra incivile. Ai Cinque Stelle di danneggiare gravemente la tutela della salute pubblica per lucrare qualche voto dei no-vaxx. Questo scontro avviene mentre larga parte delle forze politiche sta a guardare. In silenzio. Perché la piega assunta dagli avvenimenti si riduce ad un match a due, tra il primo partito di governo e la maggiore forza di opposizione. Gli altri partiti iniziano a farsi sentire a metà maggio quando viene presentato in Consiglio dei ministri il decreto Lorenzin.

La prima stesura del testo spara colpi a pallettoni, e per alcuni aspetti crea disorientamento perfino tra le fila dei vaccinisti. Perché c'è un punto estremamente delicato: la patria potestà. Che potrebbe essere tolta ai genitori che non vogliono rispettare la legge. Molti "giocatori" e osservatori non si resero subito conto della rabbia scatenata dall'inserimento di questa misura - durissima, violenta - tra le mamme e i papà che avevano dato vita al Movimento/Vaccini.

La protesta degli anti-vaxx e dei free-vaxx si infiamma, diventa improvvisamente virale e si estende a macchia d'olio. E la responsabilità per aver soffiato sul fuoco del malcotento ricade su chi volle inserire, nella iniziale proposta di decreto, la più grave punizione che si può infliggere ad un genitore. Lo scrissi allora e, a distanza di mesi, sono perfino più convinto: l'opposizione sociale al decreto sarebbe stata meno diffusa se non si fosse fanno cenno alla patria potestà. Non ci sarebbero state diecimila persone in maglietta bianca, l'11 giugno a Roma, alla Bocca della Verità, e in maggioranza giovani donne che gridavano "tremate, tremate, le mamme sono tornate"; e non sarebbero andati in 30-40 mila in maglietta arancione a Pesaro per esprimere un netto dissenso nei confronti del decreto. Nel quasi totale disinteresse dei mass-media.

Questo è un altro tassello della storia. L'informazione, elemento nodale, fondamentale in un paese democratico, sul decreto-vaccini (e non solo), ha svolto un ruolo subalterno, evitando di esercitare quel compito "da cane da guardia" che dovrebbe sempre mettere in pratica. La paura che - sopratutto in tv - si potesse fare da cassa da risonanza per gli anti-vaccinisti, ha prevalso sull'obiettività e sull'equilibrio. Eppure migliaia e migliaia di famiglie si sono ugualmente ritrovate in decine di città italiane, per far sentire la loro voce, lasciata ai margini dei mezzi tradizionali di comunicazione di massa. Gioco forza per queste persone gli unici riferimenti sono stati i passa/parola, internet, i social network, nei quali il vero e il falso trovano troppo spesso la medesima accoglienza, dove l'autorevolezza viene riconosciuta solo a chi è schierato. (Su tv, giornali, internet, social network si potrebbe scrivere una storia collaterale).

Dunque il decreto. Il testo originario è oltremodo severo e intransigente. Non solo agli occhi dei vari comitati di genitori che talvolta (una minoranza nella minoranza di una variegata realtà), considerano i vaccini addirittura un pericoloso veleno. Perché se la chiusura degli asili nido ai bimbi non vaccinati, già approvata in Emilia Romagna e in Toscana, era data per scontata, non era invece prevedibile il numero di vaccini obbligatori che da 4 (anche se somministrati nell'esavalente) diventano dodici. Con questo passo l'Italia stabilisce un record: infatti nessun paese al Mondo prevede una profilassi d'obbligo tanto ampia. Ma con questo passaggio mantiene l'impegno preso a Washington nel 2014, dalla ministra Lorenzin con l'ex presidente Obama. Infine il decreto contiene una norma di stampo classista, come scrissi quando fu presentata: i genitori che non vogliono vaccinare i loro figli che frequentano le medie e le scuole superiori, possono aggirare ogni ostacolo pagando una multa che può arrivare a 7.500 euro. È il "prezzo" del vaccino, il valore economico che si dà ad un'azione preventiva: una multa salatissima (solo per chi può pagarla, e perciò classista) manda a farsi benedire la necessaria - e tanto evocata da ministero e Istituto superiore di Sanità - immunità di gregge.

Cosa spinge il governo ad alzare il tiro tanto in alto, lo sappiamo: è il solito duello. Che deve stabilire chi comanda, e dimostrare chi è davvero in grado di governare il Paese. Resta il fatto che sotto l'aspetto della salute pubblica, non c'è una situazione drammatica. La preoccupazione maggiore, se non unica, viene dal numero dei malati di morbillo. E la morte di alcuni bambini fa il resto. Sono vicende tristi, drammi familiari dolorosi, che vengono però strumentalizzati senza scrupoli da chi vuole imporre una legge, incutendo paura nella popolazione. Alcuni responsabili della Sanità pubblica, invece di rassicurare i cittadini buttano benzina sul fuoco, creando un allarme che ha pochi precedenti in Italia. E una urgenza sanitaria viene trasformata in emergenza. Che si rivela più che altro mediatica.

 

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